La scoperta

sito Longola1

Scavi di Longola (Foto archivio S.A.P.)

Nel novembre 2000, durante degli scavi per la realizzazione di uno dei depuratori delle acque del fiume Sarno, affiorarono a Poggiomarino, in località Longola, a confine tra Sarno e San Valentino torio, dei reperti archeologici che indussero i responsabili dei lavori ad informarne la Soprintendenza Archeologica di Pompei, oggi Parco Archeologico di Pompei, diretta dal dott. Piero Giovanni Guzzo.

Già i primi screening nel sito da parte degli archeologi provocarono il blocco delle ruspe poichè era affiorata una realtà eccezionale, che fin da subito segnalava una delle scoperte più importanti degli ultimi cinquant'anni. 

Gli scavi sono proseguiti, quindi, sotto la direzione scientifica della dott.ssa Caterina Cicirelli della Soprintendenza Archeologica di Pompei e della prof.ssa Claude Albore Livadie dell'Istituto nazionale delle Ricerche (CNRS Parigi), che ha coordinato un gruppo di ricerca multidisciplinare col fine di migliorare l'inquadramento paleo-ambientale del sito e ricostruire il modello insediativo.

Con il loro intervento si sono recuperate informazioni fondamentali per la conoscenza e la comprensione di una parte del nostro passato e si è potuti giungere ad una scoperta clamorosa: nei 1600 mq sondati, profondi 4 metri, è stato ritrovato parte di un villaggio perifluviale risalente al II millennio a.C. che rappresenta un caso eccezionale nell'ambito della protostoria europea. Gli elementi che rendono eccezionale la scoperta sono diversi e legati non solo alle caratteristiche ed alla tipologia dell'insediamento, ma anche all'area in cui esso si trova in quanto il sito potrebbe essere l'antesignano delle città di Pompei e di Nuceria, che sorgevano proprio in quel momento storico.

Inizialmente si era ipotizzato che un'alluvione verificatasi all'inizio del VI a.C. avesse causato la migrazione di questa popolazione indigena della Valle del Sarno, tuttavia il ritrovamento di poche suppellettili non fa pensare ad una fuga improvvisa ma ad una lenta migrazione legata all'esigenza di assicurarsi una posizione ottimale per controllare i propri commerci.

Il sito archeologico di Longola, definito dagli archeologi una "Venezia di 3500 anni fa", quindi, rappresenta per la storia della valle del Sarno un tassello di grande utilità per la ricostruzione di un arco temporale dalla fase avanzata della media Età del Bronzo (XV-XIII sec. a.C.) fino al periodo Orientalizzante recente (inizio del VI sec. a.C.).

Un intervallo di tempo in cui si inseriscono, di conseguenza, anche i successivi rinvenimenti delle necropoli delle "tombe a fossa" di Striano, San Marzano sul Sarno, San Valentino Torio.

Si tratta, inoltre, di una scoperta che ha aperto nuovi scenari ed interpretazioni della protostoria di tutta l'Italia meridionale, dove per la prima volta si è rinvenuto un insediamento perifluviale ricavato tra canali artificiali, similare a quelli rinvenuti in Pianura Padana, Etruria, Lazio e Calabria nonchè a quelli che si sono conservati fino ai nostri giorni in Iraq e in Africa.

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